Sigfrido Ranucci ha portato la sua rimozione da Report davanti al Tribunale del Lavoro di Roma. Il ricorso urgente, depositato nella mattina del 15 settembre, chiede la revoca del provvedimento adottato dalla Rai il 28 agosto e il reintegro immediato del giornalista nelle funzioni di autore e conduttore. L’obiettivo è ottenere una decisione prima dell’8 novembre, data prevista per il ritorno del programma su Rai 3. Ma il possibile rientro non è ancora un esito: è la posta in gioco di una causa appena cominciata.

Ranucci si dice pronto a qualunque scenario, mentre continua a liberare il proprio ufficio in vista della scadenza fissata dall’azienda. Nel frattempo Report sta già preparando la nuova stagione con Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi alla conduzione. La controversia non riguarda quindi soltanto il volto che apparirà in studio: investe la legittimità della rimozione, il confine fra autonomia editoriale e tutela del lavoratore e il modo in cui un servizio pubblico deve motivare una decisione tanto rilevante.
Il ricorso urgente depositato al Tribunale del Lavoro
Il deposito dell’atto è stato confermato dall’ANSA. Il ricorso è firmato dai giuslavoristi Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, all’interno del gruppo di legali coordinato da Roberto De Vita. La difesa domanda il ripristino delle funzioni che Ranucci aveva svolto fino alla decisione della Rai: non soltanto la conduzione televisiva, ma anche il ruolo di autore del programma.
Il punto giuridico indicato dai legali è circoscritto. Al giudice non viene chiesto di scegliere il conduttore di Report al posto dell’azienda, bensì di stabilire se la Rai abbia esercitato legittimamente il proprio potere. Secondo la difesa, formule come situazione di incompatibilità, pressioni, opacità e interferenze sarebbero state utilizzate senza accompagnarle con fatti specifici e documenti riferibili al giornalista. Si tratta della tesi di Ranucci e dei suoi avvocati, che dovrà essere valutata nel contraddittorio con la Rai: non di una conclusione già raggiunta dal tribunale.
Perché il 27 settembre e l’8 novembre sono date decisive
Il carattere urgente della richiesta dipende soprattutto dal calendario. Entro il 27 settembre Ranucci dovrebbe pronunciarsi sulle tre alternative professionali che gli sono state prospettate dalla Rai. L’azienda, al momento della rimozione, aveva infatti indicato la possibilità di un impiego in altre strutture informative o come corrispondente all’estero. Accettare una nuova collocazione mentre è pendente la richiesta di tornare a Report renderebbe il quadro professionale più complesso.
La seconda scadenza è l’8 novembre, quando dovrebbe cominciare la nuova stagione. I legali puntano a una decisione cautelare in tempo utile per il debutto, ma non è possibile anticipare né i tempi del giudice né l’esito del ricorso. L’urgenza processuale non equivale a un reintegro automatico. La Rai dovrà presentare la propria posizione e il tribunale dovrà verificare se esistano i presupposti per sospendere o revocare il provvedimento prima della decisione definitiva.
Ranucci: “Qualsiasi cosa accada, sono pronto”
Contattato da Fanpage.it, Ranucci ha mantenuto un tono prudente. Ha raccontato di continuare a svuotare la propria stanza entro il 27 settembre e ha aggiunto: “Qualsiasi cosa accada, sono pronto”. Sull’eventualità di condividere la conduzione con Claudia Di Pasquale non ha formulato richieste pubbliche né scenari precisi. Ha osservato che, qualora la rimozione fosse riconosciuta illegittima, il giudizio potrebbe incidere anche sugli atti successivi, ma ha ricondotto la questione immediata alla necessità di stabilire un diritto.
Questa cautela è significativa. Il giornalista rivendica il ritorno nel programma, ma evita di presentarlo come già concordato o inevitabile. La frase sulla disponibilità personale dice che Ranucci sarebbe pronto a rientrare; non dimostra che la Rai sia disponibile a riaccoglierlo né che il giudice ordinerà il reintegro. Sono tre piani distinti e confonderli trasformerebbe una richiesta giudiziaria in un annuncio televisivo che ancora non esiste.
La nuova conduzione di Report è già al lavoro
La Rai aveva comunicato il 28 agosto la sostituzione di Ranucci dopo nove anni alla guida del programma. In un primo momento erano stati indicati Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi; dopo la rinuncia di Presutti, il ruolo è stato affidato a Claudia Di Pasquale, inviata storica della trasmissione, insieme allo stesso Piervincenzi. La preparazione delle puntate è quindi già iniziata e un eventuale ordine di reintegro costringerebbe l’azienda a ridisegnare ancora una volta la struttura editoriale e la presenza in studio.
Nel comunicare la rimozione, la Rai aveva spiegato di voler rafforzare il giornalismo d’inchiesta e valorizzare nuove professionalità, offrendo a Ranucci altre soluzioni lavorative. La scelta ha però provocato la reazione di una parte consistente della redazione e un duro confronto politico. Come ricostruito da Reuters, le opposizioni hanno parlato di un attacco all’indipendenza dell’informazione, mentre esponenti della maggioranza hanno difeso o accolto favorevolmente la decisione. Queste valutazioni appartengono al conflitto politico; il tribunale dovrà concentrarsi sugli atti, sulle motivazioni e sul rapporto di lavoro.
Il caso Lavitola resta distinto dal giudizio sul reintegro
La rimozione è arrivata dopo settimane segnate dagli sviluppi dell’indagine sull’attentato compiuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci e dall’arresto di Valter Lavitola, conoscente di lunga data del giornalista. Secondo quanto riferito dal suo legale, Lavitola avrebbe ammesso di essere il mandante dell’attacco. Le autorità non hanno indicato elementi dai quali risulti che Ranucci conoscesse anticipatamente il progetto dell’attentato. Il dibattito pubblico sui suoi rapporti con Lavitola, spesso molto acceso, non può quindi essere sovrapposto automaticamente alla valutazione lavoristica.
La distinzione è essenziale anche per mantenere il racconto imparziale. Le domande giornalistiche su quelle relazioni sono legittime e possono essere poste senza trasformarle in prove di una responsabilità inesistente. Allo stesso modo, la difesa della libertà d’informazione non rende intoccabile un conduttore né priva la Rai della facoltà di modificare un programma. Ciò che il ricorso chiede di verificare è se quella facoltà sia stata esercitata attraverso motivazioni concrete, conoscibili e coerenti con le garanzie previste per un dipendente del servizio pubblico.
Il paradosso di Report e la questione delle motivazioni
È difficile non cogliere il paradosso: il programma costruito per chiedere documenti e motivazioni al potere si trova oggi al centro di un conflitto nel quale proprio i documenti e le motivazioni costituiscono l’oggetto della contesa. Per la difesa, la Rai avrebbe utilizzato espressioni gravi senza spiegare quali comportamenti le giustificassero; per l’azienda, la scelta rientra nella gestione editoriale e nell’organizzazione del lavoro. Il giudice dovrà misurare queste due esigenze senza sostituirsi alla direzione del programma.
Il contributo del processo potrebbe andare oltre il nome del prossimo conduttore. In una televisione pubblica, l’autonomia editoriale non coincide con l’assenza di trasparenza e la tutela del giornalista non coincide con il diritto permanente a occupare lo stesso spazio. Servono ragioni verificabili proprio perché entrambe le parti rivendicano principi importanti. Se la decisione è esclusivamente editoriale, deve reggere come tale; se viene fondata su incompatibilità e interferenze attribuite a una persona, quelle contestazioni richiedono un contenuto preciso.
Che cosa può accadere prima del ritorno di Report
Se il ricorso cautelare venisse accolto in tempo utile, la Rai dovrebbe affrontare gli effetti del reintegro sulla nuova organizzazione, comprese le funzioni già assegnate a Di Pasquale e Piervincenzi. Se fosse respinto, Report dovrebbe partire con la conduzione annunciata, mentre Ranucci potrebbe proseguire la controversia nelle sedi ordinarie e valutare le alternative professionali. Esiste anche lo spazio per una soluzione concordata, ma al momento non risulta un’intesa.
Novembre è diventato così qualcosa di più di una data di palinsesto. È il limite entro il quale la Rai dovrà dimostrare di saper gestire un passaggio delicato senza indebolire la credibilità del programma, mentre Ranucci dovrà sostenere davanti a un giudice che la sua rimozione non è stata soltanto discutibile, ma illegittima. La sua disponibilità a tornare è netta. Per sapere se potrà farlo, però, non basta più una dichiarazione: servirà una decisione del Tribunale del Lavoro o un accordo con l’azienda.

