Una battuta, pronunciata ridendo, ha riaperto la discussione sul futuro di Sigfrido Ranucci. Alla domanda dei giornalisti su una possibile candidatura politica, l’ex conduttore di Report ha risposto: “Io candidarmi? Non ci penso. Poi se mi cacciano proprio dalla Rai…”. Poche ore dopo, però, ha escluso in modo esplicito di voler entrare in politica e ha indicato nel giornalismo d’inchiesta il lavoro che intende continuare a svolgere. Le parole sono arrivate l’8 settembre, durante la presentazione romana del libro Il ritorno della casta, al Villetta Social Lab della Garbatella. Il frammento sulla Rai ha avuto immediata circolazione perché si inserisce nelle polemiche seguite all’uscita di Ranucci dalla conduzione di Report e nelle indiscrezioni, diffuse nelle ultime settimane, su un possibile avvicinamento ad Alleanza Verdi e Sinistra.

La battuta sulla candidatura e la successiva smentita
Letta da sola, la frase “se mi cacciano dalla Rai” può sembrare un’apertura. La dichiarazione completa restituisce però un quadro diverso. Parlando successivamente con l’Adnkronos, Ranucci ha affermato che non è sua intenzione candidarsi e che considera la politica un mestiere troppo serio per improvvisarlo. Ha aggiunto di voler tornare a occuparsi di inchieste e di proseguire il proprio impegno civile, ovunque gli sarà possibile farlo.
Al momento, dunque, non esiste una candidatura annunciata, non è stato indicato un partito e non risultano trattative confermate. La formula più corretta è che Ranucci ha lasciato sospesa una possibilità attraverso una battuta, per poi negare un progetto politico concreto. Trasformare quel passaggio in una “discesa in campo” già decisa significherebbe andare oltre le sue parole.
Il sondaggio SWG e il potenziale politico di Ranucci
A mantenere aperto il dibattito è anche un sondaggio SWG trasmesso da La7. Ranucci ha ricordato che la rilevazione gli attribuirebbe un potenziale elettorale del 7% e che il 63% degli intervistati lo considererebbe credibile per guidare il Paese. Ha inoltre richiamato le percentuali di chi risponde “può darsi” o “non saprei” alla domanda su un eventuale voto per lui.
Questi numeri misurano la reazione degli intervistati a uno scenario ipotetico, non il consenso consolidato di un movimento organizzato. Non esistono un simbolo, una lista, un programma o una campagna elettorale di Ranucci ai quali collegare quel 7%. Il dato segnala soprattutto la riconoscibilità acquisita dal giornalista e la fiducia che una parte del pubblico associa alle sue inchieste.
Le voci su AVS e la smentita di Bonelli
Il nome più ricorrente nelle indiscrezioni è quello di Alleanza Verdi e Sinistra. A rafforzare le voci è stata la partecipazione di Ranucci alla festa nazionale di AVS, in un incontro dedicato a potere, privilegi e democrazia. Angelo Bonelli ha però definito “totalmente inventata” l’ipotesi di una candidatura già concordata con il partito.La presenza a un evento politico può alimentare suggestioni, ma non equivale a un accordo elettorale. Ranucci ha costruito la propria figura pubblica sul controllo del potere: il passaggio dalla funzione giornalistica a quella politica comporterebbe un cambiamento radicale, perché lo trasformerebbe da osservatore e investigatore a parte del sistema sul quale ha lavorato.
Il futuro dopo Report resta ancora aperto
Ranucci ha lavorato nella trasmissione d’inchiesta di Rai 3 per circa vent’anni ed è diventato conduttore principale nel 2017, raccogliendo l’eredità di Milena Gabanelli. La Rai ha scelto di non confermarlo alla guida del programma, affidato ora a Claudia Di Pasquale dopo la rinuncia di Giulia Presutti. È dentro questa frattura professionale che nasce la domanda sulla politica. Per ora la risposta resta negativa: Ranucci dice di voler continuare a fare il giornalista. La battuta pronunciata alla Garbatella lascia uno spiraglio retorico, non una candidatura. Se quel confine cambierà, serviranno un annuncio, un progetto e un interlocutore politico riconoscibile; nessuno dei tre elementi è oggi presente.

