Elezioni Francia ed Egitto: domenica di consultazioni

Domenica di elezioni: non si vota infatti solo in Grecia, ma anche elezioni in Francia e in Egitto. Se in Grecia in gioco vi è il futuro del paese ellenico e dell’euro, non meno importanti appaiono le consultazioni in Egitto e nel paese transalpino. 

In Francia si conclude oggi una lunga “tornata elettorale”, iniziata a maggio con il primo turno delle presidenziali, continuata con il ballottaggio che ha visto il trionfo socialista targato Hollande, quindi il primo turno delle politiche di 15 giorni addietro, e il ballottaggio odierno.

Il voto è importante soprattutto per la politica interna del paese d’Oltralpe. Qualora dovesse esserci una maggioranza assoluta per i socialisti, Hollande potrà portare avanti le misure promesse in campagna elettorale, evitando di dover ricorrere al sostegno della sinistra radicale francese, le cui idee spesso non collimano affatto con quelle, più moderate e riformiste, del Psf. Dall’altra parte l‘Ump dell’ex presidente Sarkozy mira a limitare i danni. Mira invece ad un traguardo storico il Front National di Marine Le Pen, che potrebbe conquistare per la prima volta, nella storia uninominale della Quinta Repubblica, dei seggi nel Parlamento francese. Tre i candidati che possono ottenere un simile risultato, che al di la dell’impatto politico limitato, segnerebbe comunque una svolta, ai danni della destra moderata e ancor più del centro, rappresentato in Francia da Bayrou.

In Francia si eleggono oggi 541 deputati dell’Assemblea nazionale, che si aggiungeranno ai 36 già eletti al primo turno. Al voto i candidati che 15 giorni fa hanno ottenuto il 12,5% dei voti. Alle 12.00 affluenza al 21,41%, leggermente superiore rispetto a quella del primo turno (21,06%).

Le elezioni in Egitto destano un certo interesse nel panorama internazionale. Le presidenziali nel paese delle piramidi, vedono lo scontro tra le due tradizionali forze del paese. Da una parte l’esercito e il candidato Shafik, ultimo premier dell’era Mubarak, il rais deposto nel febbraio 2011, dall’altra parte, Morsi, il candidato dei fratelli musulmani.

A tener banco nel paese del Nilo, oltre alla scelta del successore di Mubarak, è lo scioglimento del parlamento, voluto dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, dopo che una sentenza della Corte Costituzionale aveva dichiarato illecita la legge elettorale utilizzata lo scorso novembre, e che aveva premiato il partito islamico.

Intanto i rivoluzionari, i giovani e non solo i giovani che hanno invaso l’anno scorso piazza Tahrir, portando avanti istanze innovative, democratiche, sembrano i veri sconfitti, ancora una volta sopraffatti dalle due forze che da decenni si scontrano e si contendono il potere nel paese: militari e religiosi. In molti non voteranno, non recandosi ai seggi, o annullando la scheda, qualcuno voterà il candidato islamico, che in qualche modo sembra poter rappresentare la rottura con il vecchio regime.

E intanto nel paese considerata la bassa l’affluenza ai seggi, la chiusura di questi è stata posticipata alle 22:00.