Rita Levi Montalcini tra forza e grazia: una vita spesa per gli altri

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RITA LEVI MONTALCINI – «Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda, sia quello inanimato che quello dei viventi. Questo, ritengo, è stato il mio unico merito».

LA RICERCA – Questa è una delle frasi più celebri della donna che nel 1986 vinse il premio nobel per la medicina. A Rita Levi Montalcini si deve la scoperta e l’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa. Tra il 1950 e il 1951 delineò l’idea di un agente promotore della crescita nervosa, presentando nel dicembre 1951 presso la New York Academy of Sciences la sua tesi che cercava di spiegare la differenziazione dei neuroni e la crescita di fibre nervose, l’esistenza di fattori liberati da altre cellule capaci di controllare questa differenziazione. La tesi venne approfondita e precisata con nuove esperienze, condotte nel 1952 con la cultura in vitro all’Istituto di biofisica dell’università di Rio de Janeiro, in collaborazione con Hertha Mayer.

Rita Levi Montalcini, convinta di rimanere solo qualche mese negli Stati Uniti, si trattenne per oltre un trentennio fino al 1977, dove realizzò esperimenti fondamentali che la condussero a sperimentare il trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell’embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche.

Prima ancora di essere una sorella, una figlia, un’amica e poi la grande scienziata che tutti conosciamo, la Montalcini è stata una grande donna che con la sua esperienza e la sua tenacia ha insegnato molto di più che una scoperta scientifica. La forza di volontà di questa donna, che si è spenta oggi all’età di 103 anni nel suo appartamento di Roma, lascia il segno nella storia del mondo contemporaneo.

Nata a Torino da una famiglia ebrea il 22 aprile 1909, con la gemella Paola, alla quale resterà molto legata, Rita si iscrisse alla facoltà di medicina contro il volere del padre che non accettava il fatto che la figlia frequentasse l’università «Non è roba da femmine» le ripeteva. Tuttavia si laureò nel 1936 con il massimo dei voti. Ma la sua traversata non è stata certo facile. Due anni dopo non poté continuare i suoi studi per via delle leggi razziali istituite dal Duce che sbarravano la strada alle carriere dei cittadini razza non ariana. Tutto questo di certo non la fermò, emigrò prima in Belgio poi rientrò in patria, dove s’arrangiò un laboratorio di neuroembriologia in camera da letto. Aveva 30 anni e un obiettivo dal quale non l’avrebbero distolta neanche le bombe della seconda guerra mondiale. Voleva capire come si formano le fibre nervose e da qui il suo cammino verso la scoperta che le valse il premio nobel per la medicina. E’ stata, inoltre, la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita, dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che la scelse per i suoi meriti sociali e scientifici.

Non si è mai sposata e non ha avuto figli, sosteneva che c’erano troppe cose interessanti delle quali si doveva occupare. Ed è così che ha dedicato la sua vita agli altri, istituendo inoltre la fondazione Rita Levi Montalcini onlus per aiutare le donne africane a studiare e riscattarsi grazie alla conoscenza. Così la sua fondazione ha elargito circa 7.000 borse di studio. E a lei dobbiamo la cosiddetta ‘rivoluzione rosa‘, si è infatti impegnata tanto affinché venisse abbattuto il  muro di discriminazioni nell’avanzamento delle carriere femminili all’interno dei laboratori. La Montalcini è diventata dunque sinonimo di forza e grazia, battaglia e vincita.