Prof trans Cloe Bianco, l’assessore Donezzan: “Sono schifata”

Il prof trans Cloe Bianco è entrato in classe vestito da donna con una parrucca bionda e rivolgendosi ai suoi alunni, ha chiesto loro: “Ragazzi, da oggi chiamatemi Cloe”. Quello di manifestare la sua identità è sempre stato il desiderio nascosto, che covava da anni. Forse il coraggio di mostrarsi vestita da donna lo ha preso una volta diventata professoressa di ruolo. Cloe ha scritto su Facebook: “Bisogna correre perché siamo indietro anni luce rispetto ai paesi avanzati nei diritti umani per le persone trans, non concordo col procedere a piccoli passi“, ma non tutti sono dello stesso avviso.

prof-trans-cloe-bianco

La notizia ha fatto infuriare il padre di uno studente, che ha deciso di scrivere all’assessore all’istruzione della Regione Elena Donazzan: nella lettera spiega che gli studenti, a parte qualche risatina, hanno subito un forte choc, tra cui una ragazza è persino svenuta. Ed è così che la notizia del prof trans Cloe Bianco è circolata tra i media: l’assessore regionale pensato bene di scrivere un post su Facebook, commentando: “Traete da soli le vostre conclusioni“. Dopo qualche ora è partita anche un’ispezione all’istituto Scarpa-Mattei di San Donà di Piave.

Non è possibile una cosa del genere che un docente arrivi con la parrucca finta, col seno finto, coi tacchi. Trovo squallida questa esasperazione di sé, quasi a voler scioccare. Dal mio punto di vista non è adatto all’insegnamento. Perché per farlo bisogna aver un equilibrio. Chiederò di prendere dei provvedimenti. La sua sfera dell’affettività è un fatto personale. Ma quello che è accaduto è grave. Ci preoccupiamo molto del presepio a scuola per non urtare la sensibilità degli studenti musulmani. E questo allora?

E mentre il preside della scuola Francesco Ardit ha ribadito che si tratta pur sempre di una persona e come tale va rispettata, bisogna ricordare che questo non è il primo caso in Italia. Non solo associazioni e movimenti si sono schierati dalla parte del prof trans Cloe Bianco, ma anche una mamma, che ha scritto una lettera decisamente più democratica di quella che ha fatto scoppiare il caso, se esiste un caso:

Mia figlia è arrivata lo stesso giorno da me dicendomi la stessa cosa, ed io le ho spiegato che il coraggio della sua professoressa e dello stesso preside dovrebbero averlo in molti, non capisco quale atto abbia fatto sconvolgere così tanto quel genitore: suo figlio ora apprenderà qualcosa di più dalla scuola, ovvero che in questo mondo siamo persone e non etichette“.