Governare l’Italia, in alcuni momenti, è stato come “nuotare nella colla”. Giorgia Meloni torna sulla metafora già utilizzata all’inizio di settembre e, in una lunga intervista concessa al direttore del Foglio Claudio Cerasa, la usa per descrivere la distanza tra le promesse formulate dall’opposizione e gli ostacoli incontrati una volta arrivata a Palazzo Chigi.

La presidente del Consiglio non parla di ripensamento né di resa. Rivendica la stabilità costruita dalla maggioranza e sostiene che l’Italia sia diventata più affidabile e attrattiva. Allo stesso tempo ammette che, da fuori, non è possibile vedere le “migliaia di ostacoli” che rallentano le decisioni e rendono l’azione di governo più complessa di quanto appaia.
La metafora della colla e le difficoltà del governo
Come ricostruito da Sky TG24, Meloni ha spiegato che una delle critiche capaci di farla riflettere riguarda proprio la scoperta della difficoltà di governare il Paese. La formula del “nuotare nella colla” non è completamente nuova: la premier l’aveva pronunciata il 4 settembre durante la festa di Fratelli d’Italia a Bari. Nell’intervista del 12 settembre, però, la inserisce in un bilancio più ampio dell’esperienza a Palazzo Chigi.
La metafora serve a raccontare una macchina pubblica nella quale procedure, mediazioni politiche, vincoli economici e rapporti internazionali possono rallentare l’attuazione delle scelte. Meloni non indica un singolo ostacolo e non attribuisce la responsabilità a una struttura precisa. Il messaggio politico è piuttosto quello di una premier che riconosce la fatica del governo senza rinunciare a rivendicarne i risultati.
La linea sull’Ucraina e il limite alle alleanze
Uno dei passaggi più netti riguarda l’Ucraina. Meloni afferma di non essere disponibile a costruire alleanze con chi si oppone al sostegno a Kiev soltanto per ottenere un vantaggio elettorale. La scelta italiana, nella sua lettura, non sarebbe stata compiuta esclusivamente per l’Ucraina, ma per difendere l’interesse di Roma in un sistema internazionale fondato su regole condivise.
La premier riconosce che una posizione diversa avrebbe potuto essere più conveniente sul piano del consenso, ma presenta la continuità della linea atlantica come una prova di coerenza. Il riferimento interessa anche gli equilibri futuri del centrodestra e i rapporti con le forze sovraniste che, in Italia e in Europa, hanno assunto posizioni differenti sulla guerra.
Meloni, AfD e la crescita della destra europea
Nell’intervista trova spazio anche l’affermazione di AfD in Germania. Meloni contesta la strategia dei “cordoni sanitari”, sostenendo che isolare questi movimenti senza affrontare le questioni poste dai loro elettori non ne arresti la crescita. Cita immigrazione, sicurezza, identità, periferie e lavoro come temi ai quali la politica tradizionale dovrebbe offrire risposte.
La presidente del Consiglio marca però una differenza tra il caso tedesco e quello italiano, dove la destra è già al governo all’interno di una coalizione consolidata. È una distinzione rilevante: Meloni prova a presentare il proprio esecutivo come una risposta istituzionale alle stesse inquietudini che altrove alimentano formazioni più radicali.
Dal linguaggio dell’opposizione alla responsabilità di governo
La frase sulla colla contiene anche una tensione politica inevitabile. Chi governa deve spiegare perché alcuni cambiamenti promessi richiedano più tempo, senza trasformare ogni difficoltà in un alibi. Meloni sceglie di raccontare il peso dei vincoli e, contemporaneamente, di rivendicare la compattezza della maggioranza come un risultato da non disperdere.
Il punto sul quale il governo sarà misurato non è però la forza della metafora, ma la capacità di tradurre quella stabilità in decisioni riconoscibili. L’intervista fotografa una premier che non rinnega le scelte compiute, ammette la resistenza incontrata e prepara il terreno politico per la prossima fase della legislatura.

