HomeCulturaNapoli: Marotta sfinito e tradito trasferisce la biblioteca a Casoria

Napoli: Marotta sfinito e tradito trasferisce la biblioteca a Casoria

 

foto: repubblica.it

NAPOLI – Non è bastata la generosità dell’intellettuale e avvocato Gerardo Marotta che si è indebitato pur di mantenere in vita la biblioteca dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, pagando di tasca sua l’affitto dei locali e privandosi dei beni di famiglia pur di finanziare una delle culle culturali partenopee.

Grazie ad un intervista rilasciata al giornale fanpage.it, è uscita fuori la magra verità, risaputa certo ma della quale non se ne parlava più. Marotta, infatti, spiega come 300mila testi conservati, fino a oggi, in locali di fortuna nei pressi di Palazzo Serra di Cassano in via Monte di Dio a Napoli, vengono trasferiti in questi giorni nella provincia della città, Casoria,  fuori dalla disponibilità di studenti e ricercatori anche perché l’Istituto non riceve più fondi dal Governo; “A noi lo Stato ha tagliato tutti i fondi“, accusa Marotta a differenza di quanto avvenuto per altri istituti culturali che hanno subito tagli del 10 o del 20 per cento nei finanziamenti.

Marotta non ha vie d’uscita, intima il trasferimento se qualcuno non se ne occupa. E stretto nella sua giacca incarta tutti i libri. Millesecento scatole, spiega: “Che conservano la storia d’Europa. Libri consultati da migliaia di ricercatori e rifiutati dalla città“. Impossibile, pensare che l’opera Calamandrei e Giordano Bruno finiscano in scantinati.

La nuova riforma ha tagliato i fondi come se giocasse a mosca cieca, non ha certo fatto un giusto bilancio tra le priorità od esigenze. Senza il nostro passato a portata di mano siamo la metà di quello che dovremo essere realmente. Ma tutto questo non importa al Governo e tuttavia ora dovrà intervenire perché sta seppellendo buona parte della storia del Sud Italia. Se comunque non ci fosse nulla da fare anche le amministrazioni comunali, per coscienza storica e culturale, potrebbero intervenire mettendo a disposizioni locali sfitti e inutilizzati pur di mantenere in vita la possibilità di consultare tali testi e continuare a studiare e a ricordare!

SI VA PER GRADI: tutto ebbe origine nel 2008 con la giunta Bassolino. Palazzo Santa Lucia stanziò più di sei milioni per la creazione del polo bibliotecario che avrebbe dovuto nascere nel palazzo del Coni, acquistato qualche anno fa in piazza Santa Maria degli Angeli, a due passi dalla sede dell’istituto. Ma “una schifosa delibera assassina della giunta Caldoro ha cancellato tutto“, racconta Marotta. L’atto del 2011 in pratica conferma la realizzazione di una biblioteca nel palazzo Coni, ma dà la precedenza ai volumi regalati in copia alla Regione. “Insomma ci hanno fatto fuori. Qualche approfittatore sta giocando sporco per intascare i fondi europei destinati alla digitalizzazione dei libri dell’istituto e al polo“. Eh si… per chi non lo sapesse 1 milione e 800 mila euro di fondi europei sono stati destinati alla digitalizzazione dei volumi di questa nuova biblioteca. La vicenda fu denunciata qualche tempo fa dalla ricercatrice Lisa Miele, in quanto secondo la delibera della Giunta regionale della Campania n° 283 del 21 giugno 2011, dovevano essere unificate la Biblioteca filosofica dell’Istituto a quella generica della Regione composta dalle copie di tutti i volumi stampati in Campania. Quindi questi libri dovevano trovare il loro posto in questi locali acquistati per l’Istituto, ma la verità attuale è che questi 300 mila volumi di filosofia e storia del pensiero politico non hanno trovato posto.

Tuttavia per impugnare l’atto circa la delibera della Giunta comunale, Marotta si è incontrato a luglio con il sindaco de Magistris e la soprintendenza a Palazzo Serra di Cassano. Il primo cittadino di Napoli promette di intercedere presso Caldoro per fare andare in porto il progetto. Comuneque sia Marotta, dopo lo sfogo, ci spera ancora e non inveisce contro la giunta comunale. Sa che il problema deriva dall’alto: «Napoli non è capace di produrre una classe dirigente valida. Caldoro e de Magistris sono brave persone ma hanno le mani legate dal blocco sociale che vuole trasformare in affari i fondi destinati alla cultura: per amministrare devono scendere a compromessi con un coacervo di imprenditori e politici corrotti. Possono seguire una politica della festa, la cultura è un’altra cosa». Continua:  «negli ultimi anni non è arrivato neanche un soldo. Ho venduto un attico a Roma e una villa settecentesca a Napoli, ho contratto debiti per mantenere l’istituto che fa paura alla politica».

Poi ci lamentiamo quando dall’estero ci deridono, infatti molti studiosi hanno urlato allo ‘scandalo’ circa come viene gestita la vicenda nel nostro Pese. L’Unesco ha attualmente dichiarato l’Istituto un bene fondamentale per l’umanità. L’instancabile amore di Marotta per la Cultura e la riscoperta Storica lo ha portato a fondare più di 200 scuole nel Mezzogiorno attirando a se centinaia di persone e dichiara: “Sono stati i cosiddetti uomini di cultura napoletani a fermare il Ministero prima che ci prorogasse il finanziamento”.

Ora noi dovremo chiederci il perché! Perché al governo italiano fa paura la cultura, un popolo fatto di menti illuminate. Tutti questi ingredienti con l’aggiunta di idee e dell’originalità che contraddistingue i giovani italiani, che fuggono all’estero pur di esprimere se stessi, fa tanta, ma tanta paura. Perché il Governo o la politica (come dir si voglia, ndr) ha paura dell’istruzione e taglia? Abbiamo accettato tutto per risollevarci da questa crisi ma il settore culturale è sacro! Sempre più incompetenti si trovano a gestire ambienti dedicati alla stessa cultura e all’istruzione. Sarebbe fuori luogo sostenere che la politica teme la scuola e l’istruzione a favore di un ritorno ad una popolazione analfabeta e priva di conoscenza storica?

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