Paura attentati non riduciamoci a “Portone rubato porta di ferro”

Parigi attentato, paura anche per l'Italia già minacciata

Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, il presidente francese, François Hollande, ha deciso di chiudere le frontiere in modo che nessuno possa entrare nella nazione e nemmeno uscire, così da estirpare il pericolo ed eliminare ogni cellula Isis. Hollande sente il peso di 160 anime gravare sulla sua testa, e in barba a chi sostiene che in questo modo ci si arrende all’Isis un presidente ha il dovere di proteggere i suoi cittadini, e per lui questa è l’unica cosa sensata da fare in un momento del genere soprattutto davanti a tanto sangue. Qualsiasi altro presidente avrebbe fatto la stessa cosa. Come un leone che deve proteggere il proprio cucciolo sfida chiunque affinché non gli venga fatto del male. Tuttavia, in questo caso, il presidente ha chiesto ai cittadini francesi una mano, di avere coraggio e di essere uniti. Le forze dell’ordine sono state dispiegate ai più alti livelli possibili e, oltre alle precauzioni, Hollande invita loro a non aver paura, a non piegarsi al terrore e a continuare le loro normali attività dopo il lutto cittadino che durerà tre giorni.

PAURA ATTENTATO – Così, dopo la Francia, è il turno dell’Italia. Dopo che l’Isis ha rivendicato gli attentati parigini paragonandoli all”11 settembre statunitense”, minacce di attacco sono state inviate all’Italia, Londra e Washington. Da qui a pochi mesi, a Roma, inizierà il giubileo dall’8 dicembre 2015 fino al 20 novembre 2016: la capitale sarà un via vai di fedeli. Vivremo l’anno santo col terrore di essere attaccati? I romani, i turisti o gli italiani che si troveranno malauguratamente nel posto sbagliato al momento sbagliato dovranno aver paura di saltare in aria da un momento all’altro? Il nemico non ci attaccherà dove ci sentiamo più sicuri e si nasconderà nell’ultimo posto in cui lo andremo a cercare. Per ora il luogo in cui c’è una maggiore concentrazione di turisti e italiani è l’Expo di Milano, e anche se è un attacco che l’intelligence esclude, i timori non sono comandati dal raziocino. A questo punto l’unica cosa da fare confidare in loro, nell’intelligence italiana, e che faccia i suoi dovuti controlli almeno fino a quando altre drastiche misure di sicurezza verranno attuate dal governo Renzi senza ridurci a “Portone rubato… porta di ferro”. Sarebbe inutile. Ricucire gli strappi quando si poteva costruire un tessuto più resistente fa rabbia visto che all’Italia “l’avvertimento” Isis è arrivato forte e chiaro.

Ad ogni modo l’attentato del 13 novembre scorso, a Parigi, deve far riflettere quella che è l’organizzazione militare del nostro Paese. Gli agenti parigini sono stati coraggiosi, lo hanno dimostrato nel blitz al Bataclan dove hanno cercato di liberare gli ostaggi li dove era possibile visto che i kamikaze uccidevano uno ad uno gli spettatori della sala concerti. Ma il resto della serata è stata un fallimento. La capitale francese è stata abbandonata a se stessa, non senza soccorsi ovviamente, ma senza un piano controguerriglia. Tutte le capitali dovrebbero prepararsi a questo tipo di attacco. Secondo l’analista del Washington Post, David Ignatius, francesi e inglesi sono “accecati” dai codici che compagnie telefoniche e high tech introducono negli smartphone e nei messaggi digitali contro i controlli statali, dopo lo scandalo Nsa. Tutti gli attentati, l’ultimo quello dell’aereo russo abbattuto sul Sinai, è preceduto da “chatter“, si tratta di un rumore di fondo con voci confuse che allerta l’intelligence anche se dal caos di Parigi non si rileva preventivamente. John Schindler, invece, ex analista Nsa e Navy War College, dichiara che gli attacchi dei kamikaze possono prevenirsi sono con determinati controlli inaccettabili per una democrazia. Tuttavia le “norme di sicurezza” vanno rivalutate e calibrate nuovamente anche se sarà difficile individuare ed estirpare le cellule Isis che sicuramente sono già presenti nel nostro Paese. Giovani, magari anche italiani, che hanno deciso di abbracciare la fede mussulmana in maniera estrema. Queste persone conducono una doppia vita. Quella di copertura che li fa sembrare perfetti cittadini italiani e quella che abbraccia invece l’Islam, creandosi addirittura secondi profili Facebook per vivere liberamente la propria fede sul web.

Simon Cottee, come riporta La Stampa, parla di uno stato di caos e se l’occidente si ostina ad intervenire senza raziocinio bombardano e poi ritirandosi in maniera precipitosa non fa altro che rafforzare l’Isis. Ci vuole coraggio, diplomazia e anche armi, ma prima di tutto bisogna allontanarsi da due categorie: pacifisti e guerrafondai.

PERCHE’ L’ISLAM FA LA GUERRA? – Attualmente l’Isis è accecato dalla vendetta per gli ultimi bombardamenti in Siria, ma questi attentati sarebbero tuttavia avvenuti. L’Islam vuole convertire i cristiani ma non ha mai tentato di farlo. Uccidendoci tutti non ottiene certo che un cristiano abbandoni la propria fede per abbracciarne una nuova. L’Isis uccide, fa la guerra, ma non tenta minimamente di indottrinarci come fecero a suo tempo i cristiani pur ammazzando i pagani. Come possiamo convertirci senza istruzione? Siamo sicuri che questo è l’unico obiettivo dell’Isis o dietro di loro ci sono uomini ben più potenti come i signori della terra? Interrogativi, congetture, a che servono? La verità è ancora lontana dall’essere svelata e ora ciò che conta è la difesa e il coraggio di non avere paura nonostante il dolore di una nazione colpita al cuore.