Il Parlamento italiano mette il bavaglio ai giornalisti

A questo punto, non ci sono più alibi, la potente casta dei politici ha mostrato il suo vero volto nell’aula del Senato, senza metterci la faccia, nascondendosi dietro il solito voto anonimo.
Con un prevedibile colpo di mano, i senatori hanno approvato un emendamento all’art. 1 del ddl sulla diffamazione, reintroducendo il carcere per i giornalisti.
Per i giornalisti diventa troppo difficile e oneroso poter denunciare le tante, troppe malefatte di una classe politica vorace e priva di freni, e non è un caso che l’emendamento sia stato presentato dalla Lega, scoperta, nei mesi scorsi, con ‘le mani nella marmellata‘.

Con la nuova norma è previsto il carcere fino a un anno per i giornalisti che diffamano a mezzo stampa e in alternativa la multa fino a 50 mila euro.
Il voto segreto è stato utilizzato come un’arma per fermare il lavoro dei giornalisti, per evitare che spiacevoli inchieste possano arrecare ulteriori danni ai partiti tradizionali che per recuperare qualche consenso si dimenano tra primarie presenti e future.
Non è azzardato affermare che in questo caso, ci troviamo di fronte ad una legge ad personam, un modo per intorbidare le acque e far dimenticare le malefatte di quest’ultimo anno, condito da numerosi arresti e lo scioglimento di tre consigli regionali.

Per tantissimi giovani che aspirano a diventare giornalisti, si prospettano tempi durissimi: oltre alla forte disoccupazione esistente nella categoria, il bavaglio è l’ultimo regalo che giunge dal parlamento italiano. Ritornando all’emendamento legista, è previsto che porta a trenta righe il limite della rettifica e quello che estende la rettifica anche agli archivi digitali.
E’ sin troppo evidente che con questo voto si è affossato il disegno di legge sulla diffamazione, rendendo inutile il tentativo di adottare un provvedimento che garantisse allo stesso tempo il diritto all’informazione e la tutela dei cittadini.

Far tacere la stampa è uno degli impegni dei nostri politici che non hanno neanche il coraggio di schierarsi, di farsi vedere, di assumersi le proprie responsabilità; molto meglio nascondendosi dietro il muro del voto segreto.
E’ passata la linea di quanti ritengono che la libera stampa debba essere punita e trattata con il pugno di ferro, di quel folto gruppo di forcaioli che considerano l’informazione un nemico da abbattere e non un presidio da tutelare per la libertà di tutti.