Colloqui al Quirinale: election day il 10 marzo?

Giornata intensa e piena di colloqui al Quirinale, quella che si avvia a concludersi, con l’ipotesi di un mini ‘election day’ il prossimo 10 marzo.

Colloqui scaturiti dalla decisione del PdL di astenersi dal voto sui provvedimenti del governo, che ha dato un forte scossone al governo Monti. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha incontrato i leader dei vari partiti: in mattinata è stata la volta di Alfano, segretario del PdL, accompagnato dai due capigruppo Cicchitto e Gasparri; nel pomeriggio sono saliti al Quirinale, Bersani e Casini. Colloqui con Napolitano, anche per i presidenti di Camera, Fini, e Senato, Schifani.

In una nota diramata dopo i vari incontri, il Quirinale auspica “il rispetto delle diverse posizioni politiche e delle diverse sensibilità. Il Presidente si augura che si possa avere un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale, nell’interesse del Paese e della sua immagine internazionale”. Nella nota del Quirinale  si legge inoltre che “il capo dello Stato darà al più presto puntuale ragguaglio al Presidente del Consiglio Monti per discuterne con lui tutte le implicazioni”.

Dalle ultimi indiscrezioni provenienti da fonti parlamentari emergerebbe la possibilità di un mini ‘election day’ da tenersi il 10 marzo prossimo. In questa data si avrebbero le elezioni politiche, e le regionali in Lombardia e Molise, mentre le regionali del Lazio resterebbero fissate per il 3 febbraio.

Via libera dal Pd sulla possibilità di sciogliere le Camere tra il 10 e il 20 gennaio, riuscendo così ad approvare la legge di Stabilità e altri provvedimenti. Il PdL avrebbe dato il suo assenso alla data del 10 marzo, e Alfano avrebbe garantito a Napolitano responsabilità nel fine legislatura.

Proprio il segretario del PdL nel suo intervento odierno alla Camera aveva decretato la fine dell’esecutivo tecnico “consideriamo conclusa l’esperienza di questo governo”, ricordando che “tredici mesi fa questo governo nacque perché le cose andassero meglio e adesso le cose vanno peggio”. L’ex Ministro della Giustizia ha precisato che “questa nostra decisione nulla ha a che fare con la rispettabilità di Monti”, e ha ribadito la volontà della sua area politica di “concludere questa esperienza senza strappi e non mandare il Paese a scatafascio. Non ci faremo attaccare addosso la lettera scarlatta di irresponsabili”.

Assicura lealtà al governo Monti, il segretario del Pd, Bersani, che nella dichiarazione di voto dice “saremo leali e siamo pronti ad esserlo fino alla fine della legislatura. Leali nel sostegno al governo e alle indicazioni del capo dello Stato”. Il candidato premier del Pd alle prossime elezioni politiche, rivolgendosi al PdL, aggiunge “non siamo ingenui e non ci mettiamo sulle spalle il peso della vostra propaganda”. Non manca un passaggio sul ritorno in campo di Berlusconiamarezza nel vedere l’eterno ritorno di chi ci ha portato al disastro”. Sul PdL muore la speranza di un centrodestra per il cambiamento”.

Il leader dell‘Udc, Casini nel suo intervento ha dichiarato che il “governo non può diventare il parafulmine di questi giochi irresponsabili fatti sulla pelle degli italiani”. Il leader centrista ha accusato il PdL di aver “tolto la fiducia a Monti dalla sera alla mattina solo per calcolo elettorale”. L’ex presidente della Camera ha ribadito la scelta del suo partito di “privilegiare il dialogo con le forze che sostengono questo esecutivo”.

Sulle parole in Aula di Casini, immediata la replica di Cicchitto, presidente del gruppo PdL alla Camera “è proprio ridotto male se ha incentrato tutto il suo intervento a ripercorrere le più minute vicende del PdL. Forse ciò avviene perché è angosciato dall’isolamento in cui l’Udc si è infilato per eccesso di tatticismo”. Cicchitto ha ricordato che “per mesi il PdL ha offerto all’Udc la possibilità di realizzare  una grande alleanza per aggregare uno schieramento alternativo alla sinistra. Ha sempre rifiutato ponendo come condizione di mandare Berlusconi al rogo e puntando al Pd” che però continua Cicchitto “ha preferito Vendola”.

Dibattito politico ma anche il via libera definitivo della Camera dei Deputati al decreto legge sui costi della politica negli enti locali. I si sono stati 268, un unico no e 153 astenuti, tra cui come annunciato un vasto drappello del PdL, e i deputati radicali e dell’ Idv.