HomePoliticaMattarella non ha fermato il decreto Scuola: cosa è stato cancellato

Mattarella non ha fermato il decreto Scuola: cosa è stato cancellato

Il decreto Scuola non è “saltato” e Sergio Mattarella non lo ha formalmente bocciato. Il Consiglio dei ministri lo ha approvato il 24 settembre, dopo un confronto fra Palazzo Chigi, il ministero dell’Istruzione e gli uffici giuridici del Quirinale. A cambiare, rispetto alle prime bozze, sono stati alcuni passaggi molto delicati: soprattutto la norma che ipotizzava l’allontanamento di un minore dalla famiglia se i genitori non avessero seguito il percorso di lingua italiana.

Mattarella non ha fermato il decreto Scuola: cosa è stato cancellato
Foto via Wikipedia: @Quirinale.it

Quella previsione non compare nel testo uscito dal governo. È stata sostituita da sanzioni amministrative comprese tra 200 e 1.000 euro, dopo un richiamo, per i genitori che senza giustificato motivo non partecipano ai corsi gratuiti disposti dai servizi territoriali. La distinzione è importante: non è stato fermato il decreto, ma è stata eliminata una delle misure più controverse contenute in una versione preparatoria.

Che ruolo ha avuto il Quirinale

Le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore riferiscono di osservazioni preventive del Quirinale sulla tutela del diritto allo studio, sulla concreta applicabilità delle regole e sul rispetto dell’articolo 34 della Costituzione, secondo cui “la scuola è aperta a tutti”. Non risulta, invece, un comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica che rivendichi uno stop o una riscrittura del provvedimento.

Questo tipo di interlocuzione precede spesso l’emanazione di un decreto-legge. Il presidente della Repubblica non partecipa alla decisione politica del Consiglio dei ministri e non presenta emendamenti, ma può segnalare in anticipo criticità costituzionali o applicative. Soltanto quando riceve il testo definitivo può esaminarlo e decidere sull’emanazione. Al momento della stesura, quindi, parlare di una “bocciatura di Mattarella” è una semplificazione che non descrive correttamente il passaggio istituzionale.

La norma sui figli allontanati è sparita

Nella bozza circolata prima del Consiglio dei ministri si prevedeva che la scuola segnalasse ai servizi sociali le persistenti barriere linguistiche dei genitori capaci di ostacolare il percorso scolastico del figlio. Il progetto di sostegno poteva comprendere corsi di italiano fino al livello A2 e, in caso di mancata adesione, arrivare al collocamento del minore fuori dalla famiglia.

Il testo approvato mantiene i corsi e la segnalazione ai servizi territoriali, ma cancella l’allontanamento. Resta la multa, con deroghe per chi sia impossibilitato a partecipare per ragioni di salute, disabilità, età o particolari condizioni lavorative. È questo il cambiamento più netto attribuito al confronto preventivo con il Colle.

Il tetto del 30% e il principio di prossimità

Il decreto introduce dal prossimo anno scolastico un limite del 30% nelle classi prime per alcune categorie di alunni con cittadinanza non italiana. Nella primaria non rientrano nel calcolo i bambini nati in Italia o che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; nelle secondarie sono esclusi gli studenti che abbiano concluso positivamente almeno tre anni nel sistema scolastico italiano.

Quando il limite non può essere rispettato, il testo prevede deroghe, il criterio di prossimità fra casa e scuola e attività aggiuntive per rafforzare l’italiano. Sono stati stanziati 3,4 milioni di euro per il 2027 e oltre 14 milioni annui dal 2028. Rimane da capire quante classi saranno realmente interessate, perché il dato di 34 mila citato dal ministro Giuseppe Valditara comprende situazioni che potrebbero essere escluse dai nuovi criteri.

Anche il divieto inizialmente raccontato come stop a burqa e niqab è formulato nel testo in termini generali: non si può partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, salvo specifiche ragioni sanitarie o di sicurezza. Sono spariti i riferimenti espliciti ai singoli indumenti religiosi.

La notizia corretta, dunque, è questa: il governo ha approvato il decreto Scuola, ma il testo è arrivato al Consiglio dei ministri dopo correzioni sostanziali. Il Quirinale avrebbe contribuito a far rimuovere le disposizioni più esposte a rilievi costituzionali; non ha fatto “saltare” l’intero provvedimento.

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